IPO Ferrari

Scritto il alle 15:30 da WFTrading Roma

Finalmente ci siamo! È quello che molti tifosi/investitori avranno pensato, o detto, alla notizia del collocamento del 10% del titolo Ferrari. Un collocamento che con i prezzi stimati e la richiesta del mercato, dovrebbe quantificare il valore dell’intera azienda attorno ai 10 Miliardi di Dollari.

Le cifre infatti, sono per un collocamento tra i 17,2 Mln di azioni ed i 19 Mln, ad un prezzo che oscilla in una forbice tra i 48$ ed i 52$ per azione, ma che con l’incredibile richiesta di questi giorni, potrebbe persino lievitare fino ai 62,4$.  Ma cosa spinge tutti a volere almeno un’azione del Cavallino di Maranello?

I numeri dell’ultimo bilancio, vedono un aumento dei ricavi nel 2014 fino ad un totale di 2,7 miliardi di euro (+18,29% rispetto 2013) ed utili operativi a 389 milioni, in crescita di 25 milioni, con un margine sui ricavi del 14,08% rispetto al 15,5% dell’anno precedente.

Ma saranno i numeri ad attrarre i nuovi shareholder, oppure il romantico motivo di detenere anche solo un’azione di uno dei marchi più famosi al mondo? Marchio, che secondo uno studio condotto lo scorso anno è uno dei primi al mondo. La sua forza è tale che viene riconosciuto anche nei luoghi in cui le strade asfaltate sono ancora un lontano miraggio. La stima, secondo il Brand Finance, la società che ha condotto questo studio, assieme ad altri 500 marchi di valenza internazionale, ammonta a circa 4 Miliardi di dollari. Certo, ancora molto lontani dalla valutazione di 10 fatta sull’intera azienda, ma che comunque dà le basi economiche per un investimento così importante.

Ma allora a cosa bisogna prestare attenzione? A due aspetti psicologici che se monitorati possono essere persino sfruttati: la percezione del Marchio (rappresentatività) e la familiarità con il titolo (l’Home Bias), da sempre conosciuto in tutto il mondo.

La percezione del Marchio non deve essere scambiata con l’andamento dell’azienda. Ogni investimento deve essere mosso da dettami di natura economica e non psicologica. Per tale motivo, se a seguito dell’analisi fatta sull’azienda, la nostra opinione sul reale valore dell’azienda differisse dai 10 Miliardi, allora si dovrebbe ricercare un buon punto di short anziché ricercare l’acquisto “a tutti i costi”. L’andamento dei titoli quotati sui mercati finanziari sconta certamente gli umori del mercato, ma segue comunque la capacità di generare reddito dell’azienda nel futuro. Reddito che va poi quantificato rispetto ai costi d’acquisizione delle azioni per meglio gestire l’operazione da un punto di vista finanziario.

Vi è poi l’altro aspetto, l’Home Bias, che riguarda l’aspetto psicologico volto a preferire un titolo perché meglio conosciuto rispetto ad un altro, che potrebbe anche essere più efficiente da un punto di vista finanziario. La potenza del marchio, sia nel primo aspetto, che nel secondo, potrebbe portare molti a detenere il titolo anche se il prezzo non dovesse corrispondere al valore reale. In questi casi, è sempre preferibile limitare gli aspetti emotivi e cognitivi, mantenendo quel certo distacco, in grado di valutare attentamente ogni azione, sia quella di entrare long, sia quella di optare per uno short.

Quest’ultima operatività potrebbe essere anche più efficiente, poiché potrebbe avere un miglior rapporto risk/reward riferito al tempo medio dell’operazione. Non si possono certo fare commenti su grafici o altro, poiché stiamo parlando di un IPO, ma per capire quanto appena detto, basti pensare a ciò che successe a seguito dell’IPO di Facebook nel 2012, dove a seguito di un primo rialzo, che portò i prezzi dai 38$ per azione, prezzo di collocamento, ai 42$ in poche ore, per poi lasciare sul terreno più del 50%, toccando nel giro di poche settimane i 18$. Oggi il titolo quota 98,5$, ma ci sono voluti più di sei mesi per rivedere i primi prezzi di contrattazione. Questo per dire che non necessariamente vi è una sola operatività a disposizione dei trader/investitori.

Le strade che ognuno può intraprendere sono sempre 3:

  1. Entrare long: pensando che l’azienda possa farci rientrare dell’investimento in poco tempo e sfruttare l’euforia che c’è dietro questa storica IPO;
  2. Entrare short: ritenendo che i prezzi sono eccessivi rispetto al valore reale dell’azienda, controllando attentamente il rischio;
  3. Non fare trading: preferendo l’attesa di segnali operativi che andranno ad integrare l’analisi fondamentale fatta sul titolo.

Ciò che conta è: non avere la smania di entrare a tutti i costi, perché lo si potrà sempre fare in un secondo momento, con maggiori informazioni in nostro possesso, aumentando così le probabilità di successo.

Dott. Valerio Corallo

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