I mercati di oggi

Scritto il alle 10:30 da WFTrading Roma

Il lavoro del trader è il migliore al mondo. Lo dice anche Joe Ross nel suo libro ”Trading come Business”. Lo è per svariati motivi. Uno dei tanti è quello di doverasi adattare sempre, ogni giorno, ai mercati finanziari. Perché oggi i mercati si muovono per determinate variabili, ieri per altre e, con ogni probabilità, domani per altre ancora.

I mercati europei di oggi, si trovano in un trend ribassista ormai già da diverso tempo. I precedenti massimi sono stati registrati più o meno intorno al 13 aprile scorso e, per alcuni mercati, i giorni di rialzo sono stati davvero pochi, mentre su altri, come il FTSE Mib, si sono presentate trappole rialziste che avranno sicuramente pesato su molti.

Le condizioni macroeconomiche da aprile in poi non sono cambiate tantissimo. A dare avvio a questo trend decrescente a mio avviso ci sono tre importanti fattori:

     Il caso Grexit: esce, non esce? Paga, non paga? Quello che colpisce è il modo con cui si sta trascinando questo problema. Se da un lato, la Grecia non pesa molto in termini di Pil Europeo ed i debiti sono distribuiti per la maggior parte su due Istituzioni come l’FMI e la BCE, che hanno le possibilità di attutire l’eventuale contraccolpo dovuto ad un possibile default, dall’altra parte, le paure dell’America, così come di tutto il G7, di vedere una filiale russa nel mar Mediterraneo, porta molti a cercare una soluzione, piuttosto che rispondere a tono a dei debitori che sfrontatamente dichiarano che non vogliono pagare, mentre chiedono altri soldi. Un problema che non credo essere paragonabile al fallimento della Lehman Brothers, perché il tessuto finanziario oggi è diverso e perché la portata dell’eventuale fallimento è diversa.

     La ritrovata forza dell’euro vs dollaro: abbiamo più volte analizzato in precedenti post, come il dollaro ad un certo punto, sia diventato troppo forte, anche per la stessa FED. Un aumento dei tassi di interesse americani, quando il cambio euro/dollaro si trovava sui minimi, avrebbe portato il cross ad uno scambio alla pari, se non sotto la pari. Il recupero della valuta nostrana nei confronti di quella d’oltre oceano però, ha impattato negativamente sui mercati europei ed in particolar modo su quello tedesco, utilizzato solitamente come locomotiva. Non è un caso che il FTSE Mib, pur provando nuovamente ad attaccare i precedenti massimi il 20 ed il 27 Maggio scorsi, non è riuscito nemmeno a testare i 24.000 btps, trascinato, come tutti, dal nuovo trend ribassista.

     La debolezza dei mercati americani: forse non tutti se ne sono accorti, ma i mercati americani sono chiamati a due, forse tre, banchi di prova quest’anno. Il primo è l’assenza del metadone distribuito per così tanti anni dalla Federal Reserve, ossia il Quantitative Easing. Già perché la memoria tende ad esser corta, ma fino allo scorso anno, venivano iniettati nel sistema finanziario svariati miliardi attraverso il Tapering. La seconda prova è data dal rialzo dei tassi di interesse, che potrebbe avvenire già entro la fine dell’anno (anche se il FMI attraverso il suo direttore, Christine Lagarde, ha auspicato un aumento dal prossimo anno). Terzo banco di prova è rappresentato dalla salute dell’economia americana. Oggi siamo arrivati a livelli di prezzi che non sempre hanno rispecchiato la capacità di generare reddito da parte delle imprese. Nel momento in cui rialzeranno i tassi, molto, probabilmente, molti, che hanno preso denaro in prestito per riversarlo sui mercati finanziari che offrivano alti rendimenti, saranno costretti a chiudersi le posizioni, aumentando i volumi in vendita e innescando quello che chiamo “effetto palla di neve”. Se questa liquidità, in mano a privati e banche, sarà reimmessa sul mercato reale, allora gli effetti negativi verranno smorzati da quelli positivi derivanti da un’economia sana.

Queste, così come sicuramente altre variabili, stanno pesantemente influenzando i mercati e gli effetti della politica monetaria della BCE. Un QE europeo che “dovrebbe” finire a settembre 2016. Il condizionale è d’obbligo, perché andando a vedere l’operato delle altre banche centrali, come la stessa Fed e la BoE, di quantitative easing non ne hanno fatto solo uno con durata di un anno e mezzo, ma sono stati iniettati nel sistema finanziario, molti più soldi. Gli effetti negativi (l’inflazione su tutte) sono sempre stati tenuti sotto controllo e non si hanno motivi per non credere che anche questa volta, anche in Europa, si riesca a monitorarli risollevando l’economia attraverso la finanza.

Rimaniamo ora alla finestra in attesa di una notizia distensiva che provenga dalla Grecia, per poter poi, trovati i segnali operativi, ricominciare a comprare.

Dott. Valerio Corallo

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