A pensare male si fa peccato, ma…

Scritto il alle 15:48 da WFTrading Roma

Il cambio euro dollaro nelle ultime settimane ha avviato un bullish trend di breve che lo ha portato a toccare lo scorso giovedì nuovi massimi relativi a 1,1467. Massimi che, solo apparentemente, hanno rotto la resistenza a 1,1447, visto il movimento successivo che punta al primo ritracciamento di Fibonacci del movimento analizzato. Livelli che si trovano a 1,1105, a 1,0993 e 1,0743.

Dicevamo dal titolo che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

Il pensiero che ci è venuto in mente è che la Fed, visto che rientra nelle sue possibilità, stia acquistando euro per salvare il dollaro. Sì, ho detto bene. Ora mi spiego meglio: è un dato che la Federal Reserve abbia fissato nel 2015 l’inizio di una politica monetaria restrittiva. Questo si traduce in un aumento dei tassi di interesse entro l’anno, al fine di mantenere stabile l’inflazione, pur mantenendo la crescita economica, avviata attraverso quella finanziaria, iniziata a suo tempo con il QE nel 2009.

L’aumento dei tassi di interesse americani ha come principale effetto, quello di aumentare l’appeal sulla valuta statunitense. Non è un caso che il dollar index si sia apprezzato, segno evidente che tutti i maggiori cross valutari con al numeratore il dollaro americano hanno iniziato un rally crescente.

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Fin qui tutto previsto!

Il problema, che forse ha scombussolato le strategie di questi “mostri” finanziari è che, in concomitanza del loro “piano diabolico” (nel senso buono del termine), sia iniziato anche quello, altrettanto diabolico di Mario Draghi, che ha avviato il Quantitative Easing Europeo a marzo, ma dichiarandolo già nella seconda metà di gennaio. L’effetto è stato un naturale deprezzamento dell’euro, che, unito all’apprezzamento del dollaro, ha portato in pochissimo tempo i prezzi, dall’area di 1,20 ai minimi di marzo a 1,0492. Un trend così violento che forse, ha colto di sorpresa parecchi.

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A quel punto la Fed, unitamente a dati macroeconomici non proprio esaltanti, ha iniziato a tergiversare, attendendo tempi migliori (forse settembre), per annunciare quando alzerà i tassi di interesse. Questo perché un annuncio del genere porterebbe un apprezzamento del dollaro ancora più accentuato, limitando notevolmente, le già esigue esportazioni. Voce, della bilancia commerciale, di fondamentale importanza per puntellare definitivamente la ripresa economica d’oltre oceano.

A questo punto, sembra logico pensare che la Fed stia comprando euro, per poter annunciare a prezzi più elevati, l’inizio della sua politica restrittiva. Al fine di vedere sì apprezzato il dollaro, ma quantomeno, cercando di limitare le possibili perdite. Aumentare i tassi di interesse a prezzi troppo vicini ai minimi di marzo, potrebbe anche  portare il cambio sotto la pari (0,9608). Iniziare una politica monetaria con prezzi a 1,163, o 1,1845, o meglio ancora, a livelli, che se pur impossibili oggi, tanto impossibili potrebbero non essere domani, come quelli di 1,2278, porterebbe il cambio a deprezzarsi fino al raggiungimento della parità o meglio ancora fino ai soli minimi di marzo (1,0492), mantenendo invariate le esportazioni, stabile la crescita e, dulcis in fundo, controllando al meglio l’inflazione. Una strategia degna del signor Goodkat (Bruce Willis), in Slevin, grande esperto della famosa mossa Kansas City: è quando guardano a destra e tu vai a sinistra!

Dott. Valerio Corallo

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