Hypo Alpe Adria la nuova Lehman Brothers?

Scritto il alle 11:32 da WFTrading Roma

Con il fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre 2008 è iniziata una crisi globale che ha colpito a vari livelli ogni nazione. Alcune si sono riprese come attestato dai dati macro Usa; altre, invece, lo stanno facendo in questi mesi, come l’Italia, il cui Pil non è più negativo.

A quel tempo i controlli erano “diversi” ed il fallimento della banca delle banche ha pesato enormemente su tutto il sistema finanziario causando un effetto domino che è stato arrestato con molte difficoltà. Si è provveduto, a seguito di questa crisi, a regolamentare ulteriormente il  sistema bancario attraverso Basilea 3, che ha vincolato ulteriormente le banche ad avere una struttura patrimoniale più solida.

Non avremmo mai pensato che anche in Europa, soprattutto nell’Europa “per bene”, dovesse accadere la stessa cosa. È il  caso dell’austriaca Hypo Alpe Adria che, dopo aver avuto una gestione a dir poco allegra, ha dichiarato un ulteriore ammanco di 7,6 miliardi di euro, lasciando a terra tutta la regione della Carinzia.

Moody’s è intervenuta abbassando il rating austriaco da A2 a Baa3 (outlook negativo), sembra che tale problema colpirà anche molte banche tedesche estendendo il problema non solo a livello locale. La paura è concreta. Anche Bloomberg ha annunciato che la decisione dell’Austria di “staccare la spina” alla bad bank sta avendo un effetto domino. Basilea 3, però, è stata istituita proprio con lo scopo di non creare più effetti del genere come quelli della crisi USA del 2008. Il segno che forse si è riusciti nell’intento è dato dai mercati finanziari, i quali, al momento sembra stiano guardando solo al QE di Draghi e continuano a veleggiare o sui massimi di periodo o oltre quelli storici come il Dax tedesco. L’immissione di circa 3 miliardi al giorno di liquidità da parte della BCE è troppo forte e positiva per esser rovinata da una singola situazione di crisi.

Nemmeno la vicenda Greca è riuscita a far scontare i corsi dei prezzi azionari degli indici europei, che in barba a chi pensa debbano stornare, lateralizzano e poi esplodono nuovamente al rialzo, per buona pace di chi va short o si carica di put. Questa forza è poi ben visibile se paragonata alla correlazione storica con l’S&P500 che ormai sembra non essere più perfetta. L’S&P500, infatti, segue logiche economiche del proprio stato di riferimento che lo hanno portato, nell’ultima settimana, ad intraprendere un movimento bearish quando,  in Europa, il toro regnava sovrano ed incontrastato.

Il grafico sottostante evidenzia proprio                questo fenomeno. E non potrebbe essere diversamente!

I QE fatti in giro per il mondo dalle varie Banche Centrali non possono essere paragonati tra loro. Questo perché si riversano su economie strutturate diversamente e soprattutto su periodi diversi. Quello europeo viene dopo uno stillicidio durato molti anni e dopo la conclusione di quello americano. Gli effetti sono stati subito molto violenti. La valuta europea si è deprezzata sul dollaro fino alla sua quasi parità, aumentando le potenziali esportazioni di tutti i paesi membri e facendo diventare il cross valutario Euro/Dollaro una valuta per il carry trade. A sancire quest’ultima affermazione, sarà l’aumento dei tassi americani previsto da molti verso settembre e previsto dalla Fed, non appena si stabilizzeranno i dati sull’occupazione.

DAX-S&P500

 

Il nostro FTSE Mib, nel quale pesano enormemente il settore bancario e assicurativo (i maggiori beneficiari del QE), dopo aver rotto i massimi dello scorso anno, sembra orientato a quelli del 2011 a quota 23.288. Il problema sarà quando tutti, ma proprio tutti, saranno assuefatti dal trend bullish in atto. A quel punto potrebbe verificarsi un ritracciamento dei mercati, che potrebbe colpire ancora una volta gli ignari risparmiatori.

 

FTSE MIB 13_03

 

Operazioni long di lungo periodo, con stop limitati e quantità iniziali di ingresso piccole, sembrano essere, al momento, le migliori soluzioni di Money Management per cavalcare il forte trend in atto, limitando il rischio in  caso di correzione di breve periodo.

Dott. Valerio Corallo

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