Le guerre del 21° secolo

Scritto il alle 12:40 da WFTrading Roma

Il mondo è da sempre diviso in chi ha i soldi e chi non ne ha!

Chi non ha i soldi e vuole fare una guerra contro chi ne ha, ormai deve necessariamente adottare tecniche di guerriglia e commettere attentati terroristici “indegni”, poiché l’unica operatività possibile consiste nell agire clandestino e nel colpire obiettivi limitati, il più violentemente possibile. Un esempio classico è costituito dal terrorismo algerino che portò all’indipendenza di quello che era un dipartimento francese (come ad esempio quello della Senna).

Chi ha i soldi, come fa le proprie guerre? Le fa sfruttando i soldi stessi. Ecco come i mercati finanziari, che prima erano additati come causa scaturente della guerra stessa (vedi Iraq 2003), ora rappresentano il modo migliore per sventarle. Ben prima di muovere gli eserciti veri e propri, si muovono oggi i “colletti bianchi”, spesso ottenendo i risultati voluti. Sembra appartenere a questa casistica il crollo del regime sovietico avvenuto nell’89 con il costo del petrolio a circa 20 al barile. Solo nel momento in cui la “guerra economica” non dovesse funzionare, si renderebbe necessario l’intervento militare.

«La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi». (Cit. Von Clausewitz)

Oggi più che mai, alcuni stati, quali per esempio gli USA, usano tale tecnica utilizzando i mercati finanziari ed in particolare quelli delle commodities a fini politici (anche grazie ai loro alleati arabi).

Oggi la guerra dei prezzi del petrolio sembrerebbe essere una sorta di conflitto volto a le mire di Mosca verso la riconquista di antichi territori russi. Gli effetti sono già sotto gli occhi di tutti. La Russia è stata costretta ad alzare i tassi di interesse per cercare di arrestare il crollo della propria valuta. Crollo che è dovuto essenzialmente dalla discesa dei prezzi del petrolio, una delle maggiori fonti di reddito della nazione.

Questa mossa apparentemente disperata porta la Russia, qualora riuscisse a bloccare il crollo del Rublo, a dover affrontare una possibile crisi economica data da inflazione elevata in presenza di un PIL negativo.

In caso di fallimento, la situazione si aggraverebbe in maniere irreversibile qualora il prezzo del  petrolio continuasse a scendere.

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L’unica salvezza per la Russia consisterebbe in una ripresa dei prezzi del petrolio. La ripresa però, non sembra essere prossima, poiché il primo livello tecnico degno di nota è rappresentato dall’eventuale tenuta  del supporto dinamico iniziato nel ’99,a circa quota 47 dollari al barile. Il prezzo non sembra destinato a risalire… almeno fino a quando Putin non deciderà di fare un passo indietro in Ucraina.

Per chi ama la storia, uno sguardo alle vicende di Mossadeq in Iran nel lontano 1953, potrebbe risultare utile.

 

Dott. Valerio Corallo

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